Commenti all'Etica, al De Animalibus e al De anima.

 

Membr.; secc. XIII-XIV; mm 285x207; cc. I, 223, I'; fascicoli: 1-56, 6-174, 18-2512, 2614, 274, 28-308, 318-1; littera textualis; legatura di sostituzione (sec. XX) con riutilizzo dei piatti in cuoio impresso.

 

Prov.: Biblioteca del Convento di Santa Croce, n. 533, "in XI bancho ex parte claustri"; Biblioteca Medicea Laurenziana, “Plut. XII sin. 11”.

 

Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Conv. Soppr. G.IV.853.

 

Il codice contiene: Commentarius super libros Ethicorum (cc. 1rA-77vA); Scriptum super libro De animalibus (cc. 79rA-191vB); Super librum De anima (cc. 193rA-222rA). Si tratta dei commenti a tre differenti opere aristoteliche. Tuttora controversa è l'attribuzione di questi testi. Il primo riguarda sia l'Ethica vetus che l'Ethica nova, opere aristoteliche penetrate nel mondo latino negli ultimi anni del XII secolo e agli inizi del XIII; lo studio dell'"Etica" nella facoltà di Parigi era stato autorizzato da Robert de Courson con lo statuto del 1215 ed aveva avuto buon seguito se, poco tempo dopo, i quattro libri del Liber Ethicorum furono considerati testi d'insegnamento al pari dei classici latini. L'attribuzione del commento al maestro di teologia John Pecham, suggerita dalla nota a c.1r, di mano coeva ("Incipit scriptum super Eticham fratris Johannis de Pechano"), fu accettata da Jeronymus Spettmann, ma non convinse critici quali Glorieux, che lo menziona fra le opere del dotto francescano segnalandone la dubbia paternità, e ne suggerisce poi l'attribuzione a Gerard d'Abbeville, e Doucet, che la ritiene opera di un maestro "secolare" del XIII secolo. Confermando la tesi del Doucet, lo studioso francese Lottin si spinge oltre e afferma che si tratta di un testo prodotto dalla "faculté des arts" di Parigi, probabilmente redatto intorno al 1230-1240, come un altro commento all'"Etica", incompleto, contenuto nel ms. Paris Nat. lat. 3804 A, con il quale egli riscontra analogie sostanziali, sia da un punto di vista strutturale (stessa tecnica della "divisio textus"), che da un punto di vista dottrinale.

 

Anche il secondo testo, un commento al De animalibus, è stato variamente attribuito. Confortata dalla nota, vergata da altra mano a c. 192v ("Scriptum magistri Petri his"), oltre che dall'esame del testo, nel 1931 la studiosa inglese Wingate lo attribuiva a Petrus Hispanus (il futuro papa Giovanni XXI), mentre Glorieux lo segnalava fra le opere del maestro francescano John Pecham, tesi quest'ultima subito contestata dal Doucet. L'attribuzione a Petrus Hispanus è stata ripresa in tempi recenti da vari studiosi, quali J.M. da Cruz Pontes (1966), e C. Lohr (1967-1974, V), che la stimano attendibile anche  alla luce degli ultimi studi sulla figura e l'opera di Pietro di Spagna.

 

Il codice termina con un commento al De anima di Aristotele, di autore ignoto. L'opera, indicata erroneamente dal Glorieux fra quelle attribuite al maestro francescano Alessandro di Alessandria, in base a quanto suggeriscono le note alle cc. 193rA e 194rB ("Scriptum magni Alesandri super librum I de anima"; "de 1° libro de anima Alexandri magni"), è considerata da Victorin Doucet un commento databile intorno agli anni 1260-1280, quindi di qualche tempo anteriore al commento al De anima di Alessandro di Alessandria.

 

Il codice, scritto da tre mani diverse in littera textualis, si presenta in una veste rigorosa, priva di qualsiasi decorazione.

 

Bibliografia:

Bandini 1774-1777, IV, col. 722; Mazzi 1897, p. 132; Spettmann 1923, p. 235; Glorieux 1933-1934, II, p. 88; Doucet 1934, p. 559; Lottin 1938, p. 79-83; Gauthier 1951, pp. 296-297.

 

                                                                                                                               Carla Pinzauti